San Francisco. atto terzo.

10 08 2008

Ci svegliamo su un materasso gonfiato ad aria e posto nel soggiorno di una casa dove ogni cosa sempre perfetta e al suo posto, su ogni oggetto c’e scritto il suo nome, e su molte la scritta san francisco. Quasi un valore aggiunto, o magari solo per ricordarci che San Francisco non è una città qualsiasi.

Un po’ di olimpiadi e via, operativi, un giro sino alla spiaggia da dove si puo’ ammirare il Golden Gate. Fa ancora freddo, c’è la nebbia (perenne) e tira vento (perenne anche questo). In spiaggia non c’è molta gente e ogni cosa luccica perchè il ventro trasporta goccioline che si posano su di noi quasi come una pioggia leggera, quasi per svegliarci a pieno.

Il ponte quasi non si vede avvolto dalla nebbia, occhio scruta i dettagli e il vento ci aiuta ad ammirarlo almeno sino a metà. E’ tardi per la colazione e ci aspetta un brunch. Un piatto super ricco, troppo per essere colazione è troppo per essere anche un pranzo. Insomma una filosofia americana.

Tra un po’ di olimpiadi qua e la, prendiamo i biglietti per la partita di domani di Baseball. SF Giants

vs LA dodgers ..il derby della california direi. Qui il baseball è ovunque, mi verrebbe da dire quasi più che il calcio in italia, ma forse non è proprio cosi.

Passiamo anche per il Palace of Fine Art e la sua laguna, elementi dorici e romanici intorno ad un laghetto, a 2 passi dall’oceano.Poi un giro turistico per Lombart Street, Russian Hill e tutti i posti invasi dai turisti. Salite e discese degne dell’immaginario di San Fransisco. (non pensavo avessere davvero queste pendenze)

Nel pomeriggio andiamo al MOMA, omaggio a Mario Botta, la struttura architettonica per eccellenza a SF.belle anche le esposizioni per quanto non ami al massimo Frida Kahlo.

Non è da meno nemmeno il cubo nero di Daniel Liberskind che ospita le altre esposizioni d’arte praticamente sulla stessa piazza.

La sera si mangia in un locale tutti anni 60, con altri italiani, davvero ovunque causa euro forte. Forse non ovunque solo in california! Mentre mangiamo scegliamo sul jukebox al nostro tavolo un successo di Marvin Gaye – Let’s get it on..

Torniamo in albergo la sera, un po’ lontano da centro. Infreddolini e stanchi.

Ora è molto tardi. Vi saluto!

Luci supertramp.

“No, no, we are not satis ed, and we will not be satis ed until freedom and equality roll down like waters and opportu- nity to be heard like a mighty stream “

Martin Luther king memorial.

..dal freddo di San Francisco è tutto…


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