San Fran: l’inizio è nella fine.

12 08 2008

Ultimo giorno.

Non è ancora la fine, ma se ne assapora il gusto amaro, o visto la quantità di zuccheri che imperversano qui negli stati uniti, il dolce gusto.

Lyndsey è già a casa, e tutto per lei ritorna normalità. Per noi soltanto un’assenza che si sente sin dal mattino, e nelle abitudini di questa ultima e nuova convivenza.

Ci si alza presto per sfruttare l’ultima giornata, solita trafila tra la Bar Station e l’aeroporto, e siamo in centro e il sole questi ultimi giorni è dalla nostra parte. E’ lunedi’, (il nostro conto dei giorni è fuori uso da qualche tempo) cosi qualche piccolo museo interessante oggi è chiuso. Cosi si va al Jewish Museum progettato da Daniel Libeskind, come ormai molto spesso accade per le strutture culturali, nasce dalla trasformazione di un edificio industriale abbandonato. In questo caso si tratta di un’ex centrale elettrica che si affaccia su Mission Street, tra la 3rd e la 4th Street della downtown, nel quartiere di Yerba Buena in via di sviluppo, che da un’iniziativa come questa potrebbe trarre un importante contributo al suo rinnovamento economico-sociale. Bello è interessante, cosi dal museo dei cartoni arriviamo a Shrek e il suo creatore.

Un riposino nel parco di Yerba Buena e poi dopo il blocco emotivo di Ale (da quando ha saputo che bisognava prenotare la visita ad Alcatraz mesi prima non si è più ripresa) il pomeriggio passa all’insegna di shopping nella speranza di trovare l’acquisto dell’estate.

Concludiamo con una Pizza, stranamente quasi buona e un dolce dalle dimesioni spropositate.

Valigia quasi fatta mentre ascolto una voce lontana.

Ci siamo. A presto.





San Francisco, Let’s go Giants!

11 08 2008

Evento del giorno, la partita dei Giants vs i rivali di sempre i Dodgers di Los Angeles. Quest’anno si festeggia l’anno della rivalità e quindi come non tifare per la squadra di casa. Insieme a noi, e non ancora ben capito il motivo ci sono c’è anche un’ altra simpaticissima coppia americana capitanata da Michelle, simpaticissima davvero. Dall’alto del Giants AT&T Park , scendiamo un po’ più bassi per una miglior posizione. Cappellini arancioni, hot dog e birra, Insomma più americani di cosi…

Su ogni cosa, c’e la scritta “beat LA, Beat LA” ed ad ogni pausa, qualcuno inzia ad urlarlo aiutato anche dagli speaker e dai maxi schermi!

Non ci sono tribune separate e in mezzo ad una coreografia arancione spicca qualche macchia blu, ma oltre a qualche divertente scherzo e battuta, non succede nulla, anzi è divertente vedere come cercano di festeggiare per qualche bella battuta i tifosi blu.

Lo stadio è imponente è vicino al mare, c’e persino un tabellone per il conteggio delle palle in acqua, forse da inizio anno 47! La partita la si vince e si festeggia! ehehe qualche foto di rito e poi è il momento di lasciare Lyndsey, fulcro essenziale per questa avventura californiana. Grazie….

Si riprende ed era molto tempo che non percorravamo qualche miglia a piedi, e cosi in giro per i moli, un po’ di shopping sino a Ghirardelli Square, per provare i suoi famosissimi cioccolatini. Si mangia e soddisfatti si ritorna a casa sul mitico Tram che tra salita e discesa ci scorta sino a powell station!

Wow! ora si che si inizia a vivere l’atmosfera di San Fra…

Beat LA, Beat LA, Beat LA!! Let’s go Giants!

Luci





San Francisco. atto terzo.

10 08 2008

Ci svegliamo su un materasso gonfiato ad aria e posto nel soggiorno di una casa dove ogni cosa sempre perfetta e al suo posto, su ogni oggetto c’e scritto il suo nome, e su molte la scritta san francisco. Quasi un valore aggiunto, o magari solo per ricordarci che San Francisco non è una città qualsiasi.

Un po’ di olimpiadi e via, operativi, un giro sino alla spiaggia da dove si puo’ ammirare il Golden Gate. Fa ancora freddo, c’è la nebbia (perenne) e tira vento (perenne anche questo). In spiaggia non c’è molta gente e ogni cosa luccica perchè il ventro trasporta goccioline che si posano su di noi quasi come una pioggia leggera, quasi per svegliarci a pieno.

Il ponte quasi non si vede avvolto dalla nebbia, occhio scruta i dettagli e il vento ci aiuta ad ammirarlo almeno sino a metà. E’ tardi per la colazione e ci aspetta un brunch. Un piatto super ricco, troppo per essere colazione è troppo per essere anche un pranzo. Insomma una filosofia americana.

Tra un po’ di olimpiadi qua e la, prendiamo i biglietti per la partita di domani di Baseball. SF Giants

vs LA dodgers ..il derby della california direi. Qui il baseball è ovunque, mi verrebbe da dire quasi più che il calcio in italia, ma forse non è proprio cosi.

Passiamo anche per il Palace of Fine Art e la sua laguna, elementi dorici e romanici intorno ad un laghetto, a 2 passi dall’oceano.Poi un giro turistico per Lombart Street, Russian Hill e tutti i posti invasi dai turisti. Salite e discese degne dell’immaginario di San Fransisco. (non pensavo avessere davvero queste pendenze)

Nel pomeriggio andiamo al MOMA, omaggio a Mario Botta, la struttura architettonica per eccellenza a SF.belle anche le esposizioni per quanto non ami al massimo Frida Kahlo.

Non è da meno nemmeno il cubo nero di Daniel Liberskind che ospita le altre esposizioni d’arte praticamente sulla stessa piazza.

La sera si mangia in un locale tutti anni 60, con altri italiani, davvero ovunque causa euro forte. Forse non ovunque solo in california! Mentre mangiamo scegliamo sul jukebox al nostro tavolo un successo di Marvin Gaye – Let’s get it on..

Torniamo in albergo la sera, un po’ lontano da centro. Infreddolini e stanchi.

Ora è molto tardi. Vi saluto!

Luci supertramp.

“No, no, we are not satis ed, and we will not be satis ed until freedom and equality roll down like waters and opportu- nity to be heard like a mighty stream “

Martin Luther king memorial.

..dal freddo di San Francisco è tutto…





San Francisco. secondo atto.

10 08 2008

Arriviamo a San Francisco nel tardo pomeriggio, dopo un viaggio in macchina nemmeno troppo lungo. Facciamo tappa “Casa de Fruta”, una piccolissima realtà familiare che vende frutta e prodotti tipici.

Davvero piacevole, Cibo, sosta carburante e via.
La strada sino a qui era stata degna di un set cinematografico. Colline di un giallo mai visto alternate al nero cicatrice di qualche recente incendio. Potrei aggiungere un action movie visto una donna alla guida di un pickup decide di uscire di strada e invadere la corsia mentre sopraggiungeva un enorme Truck. Re di queste strade.

Riportiamo l’auto all’aeroporto, prenotiamo l’albergo e in poco tempo siamo già in centro, pronti a ricevere il gelido saluto di San Francisco. In poche ore, uno sbalzo termico notevole, l’estate più fredda di tutta la california.

Stanchi incontriamo gli architetti conosciuti al mio compleanno, che ci ospitano questa sera visto il nostro stato di Homeless…Siamo in una bella zona, giovane e abbastanza ricca, Marina.

La serata passa tra locali e biliardi, dove la gente cerca di scommettere su ogni palla.
Lyndsey beve un po’ ma è divertente.molto.

Ovunque ci giriamo incontriamo Italiani, e li riconosciamo per il loro modo di chiedere indicazioni, me ne accorgo pure io lontano chilometri anzi qui miglia o piedi. Spero di non esser cosi anche io, ma è solo una speranza.





..continua..

10 08 2008

E’ il tempo di Malibù. Strada panoramica degna della scena iniziale di  “american gigolo”, un tuffo nell’oceano in una spiaggia per soli surfisti tra onde giganti e i fischi del guardaspiaggia “Mitch”.

Riprendiamo la salita verso san francisco tra canyon e deserto. Altre strade suggestive trasformate dal sunset che ci accompagna e che talvolta sembriamo portarci dietro.
Si arriva a Bakersfield, città senza attrattive e piena di gente poco affidabile a quanto pare. Tornano alla mente i racconti di Michael Moore a vedere queste città che poco hanno a che spartire con il futuro. Cosi mangiamo in un posto degno della più sincera e triste realtà americana.10$ per mangiare all’infinito pasta, pizza, insalate, dolci, gelati e bere bevante zuccherate ad oltranza.

Il resto è solo strada e miglia sotto sedili che ci conducono in un motel di Fresno.





Hollywood – Santa Monica – Malibù – Fresno

9 08 2008

Hollywood – Santa Monica – Malibù – Fresno

Torniamo un po’ indietro perchè della nostra sosta a Los Angeles, sapete forse troppo poco. Los Angeles sarà anche la città degli angeli e se davvero ci sono forse si nascondo nel traffico. Perenne.

Ci si sveglia si va a trovare degli amici di famiglia italiani di Alessandra. Una coppia con figli che ha deciso che le prospettive che offriva l’italia in quanto a condizioni di vita forse non erano poi cosi buone. Cosi ora, dopo essere stati anche a Londra, vivono in una piccola isola felice in una bella zona di LA. Gentilissimi ci offrono il pranzo, un pò conversazione e qualche consiglio.

Contenti ci dirigiamo da bravi turisti a Beverly Hills, poi Bel Air, Hollywood, per ammirare le ville e stili di vita che tutti sognano. Per non perderci seguiamo uno di quei Bus, che ti porta in giro per le ville delle star fermandosi ogni momento, ma poi si accorgono di noi e in qualche modo ci seminano.

Il verde è il colore principale, un po’ di rosso mattone qua e là e il luccichio costante di automobili che definire elitarie è troppo poco.
Troviamo un posto per la notte incredibilmente vicino a tutto, a metà tra sunset e hollywood boulevard.

Ci sistemiamo e subito a borto della nostra chevry ci dirigiamo in collina per cercare Hollywood sign, troviamo solo una croce e finiamo a Universal Park. Il parco degli studi Universale, una piccola città dentro la città. Il paradiso per bambini, turisti e commercianti.

Non distante da noi c’è anche Tattoo Ink che per gli amanti del genere è ormai una tappa obbligata. Il negozio si chiama High Voltage Tattoo, il pomeriggio è chiuso perchè stanno girando la trasmissione. Ripassiamo la sera per caso ed è Aperto. Lyndsey è convita ed in poco tempo trova il modo di farsi tatuare. rock’n’roll style, come del resto tutto il negozio e la gente che ci lavora.

I famosi tatuatori ci chiamano un taxi, ma non sapevamo ancora cosa ci avrebbe riservato la corsa. Il taxista è anziamo, particolarmente lento nel parlare, e il suo alito sa di vino. ha bevuto, ma non sappiamo quanto. Si spaventa quando lyns parla dal suo cellulare con la centrale per trovare la nostra meta. Prendiamo il numero del taxi ma non lo denunciamo.

Mangiamo un mix italo-irlandese-americano in un locale aperto 24 ore su 24, dopo di chè cerchiamo di entrare in uno dei locali “cool” di LA. Ma non è serata e il buttafuori che sembra un vecchio suonatore di blues trapiantato dalle piantagioni in città si mette a fare storie. Chiede alle donne la ID card, ovviamente è tutto ok, ma lui dice che è un fake. Quante storie cosi finiamo in un pub irlandese emo karaoke, ma giusto il tempo di una birra perchè in california tutti i locali chiudono alle 2 am.
Torniamo a casa per la via delle star. Hollywood Boulevard. Sembra che qui ognuna abbia davvero una stella. Miti passati e presenti, promesse e scintille. Mi domando sinceramente anche cosa ci fanno alcuni nomi in un posto come questo…comunque..

“and buy me a star on the boulevard, It’s Californication”

Io la mia stella l’ho scelta!

Buonanotte.

Luci Supertramp
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Lasciamo il centralissimo albergo, seguiamo il navigatore fino a che una gentile signora a bordo di un suv ci scorta sino alla strada migliore per Hollywood Sign. Le famosissime nove lettere bianche su una brulla collina. Come molti sanno la collina non è sempre visibile, quasi mai, e avvicinarsi cosi tanto, non è da tutti :-) .

Qualche foto e qualche italiano e poi giù dritti a Santa Monica, nel traffico di anime nervose e angeli. Pranzo e passeggiata sul Molo tra spiagge larghissime, palestrati , narcisisti e giochi per grandi e piccini.

….continua…





Los Angeles – Hollywood

7 08 2008

Los Angeles – Hollywood part 1.

…And its one more day up in the canyons
And its one more night in hollywood
If you think you might come to california…i think you should…





Santa Barbara – Los Angeles

6 08 2008

Ci piace vivere comodi, ma le suites prima o poi finiranno, come finirà anche questo viaggio o (e speriamo che non succeda) i soldi prima o poi.
Facciamo una colazione abbondante e via per le strade principali di Santa Barbara. Qui si vede che il Surf è di casa, e c’è io ogni cosa, io ogni più piccola cosa. Le palme la fanno da padrone, cosi come le tesserine dei mosaici che ricoprono fontane e piccoli particolari.
Negozi interessanti e grandi firme, dall’altro lato della strada ristoranti e negozi di musica dove passiamo la gran parte del tempo. Uno di questi svende tutto e ha dei prezzi folli su tutto quello che è rimasto. Passiamo il resto del tempo a trovare Buttlefly beach, la troviamo e ci spostiamo verso east beach, dove fa più caldo, ma solo per qualche ora. Vento freddo, Lynds dorme coperta con tutto quel che aveva.
Cammino e vedo gente strada, gente tatuata che vive in qualche vecchio furgone sulla spiaggia, gente su dei go-kart improvvisati, e mix di pattini e monocicli. Il tutto nel contorno di spiaggia, prato, palme, supercar, palme, prato… wow.
Inizia a far freddo e santa monica non è poi cosi lontana. Siamo affamati e usciamo per una cittadina fantasma dopo ventura, ma è tutto chiuso. E’ cosi fantasma che nemmeno i fantasmi ci sono! cosi ripartiamo, la strada si fa larga, e le corsie diventano ben cinque, incredibile!..Finalmente entriamo in LA, Los Angeles. Sulla sinistra Beverly Hills ed Hollywood, le superiamo silenziosamente perchè il navigatore impazzisce e cosi non ci resta che alloggiare qui! La nostra accuratezza nel scegliere gli alberghi è un qualcosa di mai visto, cosi anche stasera siamo in un bella stanza, con un super Televisore.
Edwin che ci accoglie alla reception ha origini messicane forse, o spagnole e si diverte a usare le solite parole ora che sa che siamo italiani. Mangiamo Sushi, un ottimo sushi devo dire, anche se non sono un grande appassionato, e alcune cose forse non le capirò mai. Lyns ne va pazza e si diverte, specie quando capisce che forse queste bacchette non riuscirò mai ad usarle nel modo giusto.

Corsa ci riserverà questa Città?

…Il mio pusher musicale preferito oggi passa belle canzoni al di là del globo, penso gli sia accaduto qualcosa di davvero ingiusto e “cattivo”, e non se lo merità. A volte la burocrazia come anche le persone possono essere spietate…

Sono lontano molte ore da te, ma siamo telepatici e andiamo oltre la fisica (ricordi?) puoi sentire il mio abbraccio?..ti stai per svegliare ma qui sopra lo skyline della città degli angeli io sto cercando una piccola stella..

Notte.
Luci Supertramp





Santa Barbara

5 08 2008

Oggi vi scrivo da Santa Barbara, da una lussuosa suite di un hotel che non rientrava nei nostri piani. E cosi con il coraggio e con lo straordinario modo di fare di Lyndsey ci ritroviamo nuovamente a nostro agio in parecchi metri quadrati, a due passi dal downtown di questa elegante cittadina.

Dopo aver mangiato in un posto da veri Surfer, e trovato questo magico posto, la serata passa leggera, accompagnata da Sidro e Birrre, sulle scale del motel, perchè il caso vuole che sia il punto migliore per il segnale wireless. Risate, Foto e programmi per i prossimi giorni. WOW!.

Mentre cerco di scrivervi, una famiglia di procioni silenziosa attraversa la strada, da un albero all’altro. Cerco di fotografarla invano. Torniamo e la nottata prosegue con lunghe risate davanti al grande televisore.

Siamo tutti rossi come peperoni e stanchi, il sole di Avila Beach oggi ha lasciato il segno.

Il pomeriggio passa tranquillo percorrendo 90 miglia sulla Highway, cerco di resistere al sonno post mare, ci riesco, tutto questo sempre mentre Lyns e la sua musica continuano attenti nella guida.

Santa Barbara ci piace. E ci fermiamo tutto domani, poi riprendiamo in direzione Los Angeles, che non è poi cosi lontano da qui. E’ vicino anche il Messico è si sente, dal cibo alla tv.

And if you want these kind of dreams
It’s Californication”

Goodnite..





Salinas – Monterey – Carmel – Big Sur

5 08 2008

” – Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati.
- Dove andiamo?
- Non lo so, ma dobbiamo andare.”
Devo dire che ti ho sempre immaginato cosi, cosi come sei arrivata ai miei occhi, silenziosa, tra la nebbia e il sole, tra il sole e la luna, tra la luna e le montagne incontaminate o semplicemente tra il mare e il mare.
Orgoglioso dei racconti di Jack Kerouac, sulle stesse strade, sulle sue strade. Sono ansioso come un teenager che attende di incontrare la sua star preferita. Come un anima senza meta che cerca BEATitude.
Miglia di asfalto passano sotto di noi accompagnate dalle linee gialle che dividono la carreggiata e che creano un contrasto degno di una fotografia. Il resto è tutto surreale, nuvole che corrono veloci, mentre ci lasciamo alle spalle il tramonto, le spiagge bianche e il freddo di un’oceano ormai senza stagioni. ” Luci”

Oggi Luci mi concede di raccontare una pagina del nostro viaggio…quindi a me la parola per raccontare questo 3 agosto!
Ci alziamo piuttosto tardi, la suite che siamo riusciti ad accaparrarci a poco prezzo la sera prima è così bella che quasi non vogliamo andarcene!
Si parte: direzione Monterey, sulla strada ci fermiamo a visitare un tipico lighthouse sulla costa, un vecchio “lupo di mare” ci racconta storie di vita passata… ci si immagina personaggi da film persi nella solitudine dell’oceano a scrivere diari osservando il mare, ad ascoltare canzoni alla radio mentre badano al prezioso funzionamento del loro faro.
Si riparte, percorriamo la 17 miles che si dirama per la penisola di Monterey tra case bellissime, campi da golf, animali selvaggi e bianche spiagge; la pineta contorna il tutto accompagnandoci sino alla vicina Carmel. E’ una sorpresa questo piccolo e pittoresco paesino, qui le insegne al neon sono vietate e tutto conserva un grazioso gusto antico.
Negozietti  e gallerie d’arte si susseguono a ogni isolato, quasi come tanti piccoli musei dove non si può rimanere che affascinati della qualità e originalità delle opere o dei prodotti in mostra.
Dopo una doverosa sosta al messicano per un pranzo un pò posticipato (5.30 pm!) ripartiamo alla ricerca di Big Sur. Percorriamo la strada sulla costa che si apre ai nostri occhi in tutta la sua bellezza, il cielo nuvoloso spegne i colori ma non la magia e l’atmosfera di questi luoghi incontaminati: frastagliate e selvagge scogliere sull’oceano e  brulle colline. Il sole fatica a farsi strada fra la coltre di nuvole basse sull’oceano, ma il gioco di luci rende il tutto ancora più affascinante.
Big Sur si presenta come un insieme di piccoli cottage tra le pinete, lo costeggiamo e superiamo in fretta…è presto per fermarci anche se la notte sta calando.
Il buio ci accompagna ancora per qualche miglio sino al primo gruppo di motel, sembrano esserci segni di vita che ci consolano dall’inquietudine dell’oscurità di questa costa selvaggia…notte dunque…si va a dormire con la speranza di svegliarci col caldo sole della California che in questi giorni gioca davvero a farsi desiderare…! ” Ale”