” This circus is falling down on its knees
The big top is crumbling down
It’s raining in Vancouver
fifty miles east
Where you should be, no one’s around
I need a phone call
I need a raincoat
I need a big love
I need a phone call “
Piove.
Mi sveglio qualche minuto prima della sveglia perche qualcosa batte sui vetri. Solitamente è il sole che silenzioso entra senza chiedere il permesso. Oggi è la pioggia. Di solito mi piace la pioggia, quando al mattino quasi ti sveglia camminando, cosi ti togli il cappuccio che premuroso ti eri messo in ascensore e prendi la tua dose di gocce mattutine, che sanno di mare, montagna città, canada, e di tutti quei posti che ancora non ho visto.
Colazione da Starbucks, un mondo di latte e caffè, standard, quasi uguale in tutto il mondo. Ma è buono, comodo e c’e tanto latte. Graficamente il logo è chiaro ed evidente, i colori invitati e l’uso di carta riciclata per ogni cosa rende tutto più caldo e gradevole. In tutta la città si contano più Starbucks che Homeless..
Uno ad ogni angolo, non si puo’ proprio rimanere senza la propria bevanda calda da portare in giro, da una strada all’altra.
La pioggia aumenta, l’ombrello di Ale si rompe, (punizione divina per non aver ascoltato i consigli del padre), la mia Jackettina inizia a diventare pesante e a diventare sempre più scura. Poco importa, siamo a Gastown,il quartiere antico dove fà bella moistra di se lo stream clock ovvero l’orologio che funziona a vapore. Fuma in continuazione e l’effetto è amplificato dalla temperatura e la pioggia incessante. (Ho letto sulla guida che ora è alimentato ad elettricità ma è un segreto!sccccii)
I negozi di Souvenirs impazzano e con loro l’ansia di dover comprare e portar qualcosa a tutti…mi sa che cosi non sarà perchè costano anche cari e non sono nemmeno a metà del viaggio… cosi ognuno di noi si fa la sua Top5 dei regali davvero necessari…e lo stesso per le cartoline.
Taglio tattico per la città per arrivare prima a casa, ma il quartiere diviene più povero, i grattacieli si allontanano ed in modo quasi proporzionale aumenta anche il numero dei senza-tetto, alcuni pazzi, altri semplicemente in pazzia da astinenza, alcuni in coda per un pasto caldo, altri che cercano di vendere quel che gli resta per viver un altra giornata.
( Gia ieri, durante la passeggiata serale avevo visto qualcosa del genere, e guardando il cielo anche le scarpe appese ai fili della luce, già come nel film BigFish…Ho visto su un servizio di Current tv, che in sud-america usano farlo per segnalare le zone di spaccio della città, non siamo in sud-america, ma… )
Torniamo a casa ringraziando il nostro inglese che anche oggi ci ha fatto ottenere il cibo quotidiano: 2pezzi di Pizza, per l’esattezza 2 triangoli equilateri di Similpizza con aglio e ingredienti mistici. L’insegna dai colori italiani diceva “pizza numero uno”, forse era la numero una della sua strada…contenti loro…
Pomeriggio tranquillo con super pennichella che qui si dice “nap”, spesa, shopping, casa.
Il commesso del market si ricorda di noi, e ci chiede come stiamo, increduli ringraziamo e rispondiamo. Ora che ce l’ha chiesto stiamo sicuramente meglio.
La passiona delle donne per le scarpe risiede con un legame molto molto forte nel loro DNA, cosi mi tocca pure un sosta in Robson street.
Lyndsey è tornata, stanca e soddisfatta del suo rock-weekend, lavora anche oggi, la vedremo domani quando lasceremo questa casa…
Quasi 8 giorni in questa città, troppi per essere turisti, troppo poco per essere integrati nel sistema. Buonanotte all’italia canterebbe ligabue…








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